mercoledì 3 dicembre 2008

IL CREDENTE E IL PECCATO

Il Credente e il Peccato
sermone di Marco deFelice, dal sito Aiutobiblico


Il messaggio del Vangelo è il messaggio di come l'uomo può essere riconciliato con Dio. Esso è fondato sulla realtà che l'uomo è separato da Dio, e che ha bisogno di essere riconciliato. Ciò che separa l'uomo da Dio è il suo peccato, perché Dio è SANTO, e odia il peccato.
Oggi, vogliamo considerare come dovremmo vedere il peccato.

La gravità del peccato

Per capire il peccato, dobbiamo iniziare considerandone la gravità. Sia per arrivare alla salvezza, sia per camminare come figli di Dio, è necessario comprendere la gravità del peccato.
Non è facile da comprendere. Innanzi tutto, il mondo intorno a noi, con la sua influenza, non capisce affatto la gravità del peccato. Certamente, in ogni società, certe azioni sono viste come mali. Ma, di solito, non è perché sono considerate un'offesa contro Dio, ma perché offendono quel senso di coscienza che è dentro ogni uomo. Il più delle volte, infatti, quelle azioni che sono considerate malvagie sono quelle che causano del male verso gli altri uomini. Agli uomini, importa poco che un certo comportamento offenda Dio e vada contro la Sua legge. Per questo, il mondo intorno a noi capisce molto poco il peccato.
Poi, bisogna considerare che il peccato fa parte della natura dell'uomo. Perciò, l'uomo per conto suo non comprende la gravità del peccato.
Per capire che cos'è il peccato, abbiamo bisogno della Parola di Dio, e dello Spirito Santo. Leggiamo qualche brano che ci aiuta a capire che cos'è il peccato. 1 Giovanni 3:14 ci dichiara: "Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge" (1 Giovanni 3:4 NRV).
"Ogni iniquità è peccato" (1 Giovanni 5:17 NRV).

Allora, il peccato è andare contro qualsiasi legge di Dio. È la legge di Dio che determina che cosa è peccato. Il metro del mondo non importa.
Commettere qualsiasi atto vietato dalla legge è peccato, quanto lo è omettere di fare qualsiasi cosa che la legge richiede. Cioè, non fare qualcosa che si sa essere giusto è peccato.

Giacomo 4:17 "Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato".

Se poi non siamo sicuri se una cosa è legittima o no, e abbiamo dei dubbi, e andiamo avanti a fare quella cosa, commettiamo peccato, non tanto perché farla è peccato, ma perché l'abbiamo fatta, nonostante i nostri dubbi. Leggiamo di questo in Romani 14:23: "Ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato".

Tutto quello che non viene dalla fede è peccato; in altre parole, se avete l'idea che qualcosa sia peccato, ma non siete sicuri, non andate avanti a farlo, finché non siete sicuri. Ciò che non viene dalla fede, è peccato.
Quindi, il peccato è qualsiasi cosa che va contro la legge di Dio. Se Dio dichiara che un certo comportamento è peccato, il fatto che la società l'approvi non cambia il fatto che è peccato. Allo stesso modo, se la nostra coscienza non ci fa pesare un peccato commesso, ciò non cambia il fatto che quel comportamento è peccato. L'unico metro che determina che cosa è peccato è la Parola di Dio.
Perché l'uomo pecca? Tanti vorrebbero spiegare il peccato come una conseguenza delle difficoltà o della situazione in cui l'uomo vive. Invece, nella Bibbia, Dio afferma chiaramente che l'uomo pecca perché l'uomo è un peccatore. La natura dell'uomo mira a peccare. Quindi, non dobbiamo mai scusarci, perché non sono le nostre circostanze che ci fanno peccare. Il peccato è sempre una nostra scelta, che nasce dal peccato nel nostro cuore. Non siamo mai costretti a peccare. Pecchiamo perché fa parte della nostra natura.

La condanna del peccato

Allora, abbiamo visto che cos'è il peccato, e abbiamo visto perché l'uomo pecca. Ora consideriamo qual è la condanna del peccato. Che retribuzione ci sarà per chi pecca?
Agli occhi del mondo, non ci sono gravi conseguenze per il peccato. Il mondo vede il peccato come qualcosa di poco grave, qualcosa che succede, senza conseguenze importanti, o comunque senza conseguenze eterne. Però, non è così. Il peccato è una grave offesa a Dio, che sarà punita per l'eternità. Dio ha stabilito una condanna terribile per chi pecca. Già in Genesi Dio annuncia questa condanna all'uomo. In Genesi 2, troviamo che Dio aveva provveduto una situazione stupenda per l'uomo:
"Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. Dio il SIGNORE fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male." (Genesi 2:8-9 NRV)

Dio aveva provveduto tutto ad Adamo, non solo il necessario, ma tante cose belle da vedere e da mangiare. Poi, Dio diede ad Adamo un solo comandamento:
"Dio il SIGNORE prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 16 Dio il SIGNORE ordinò all'uomo: "Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai"." (Genesi 2:15-17 NRV)

Dio diede ad Adamo un comandamento, e gli spiegò che se non avesse ubbidito a quel comandamento sarebbe andato incontro alla morte. Dio dichiarò: nel giorno che tu ne mangerai (ovvero, nel giorno che tu disubbidirai al mio comandamento) certamente morirai. Certamente! Sarà una cosa certa. Infatti, il giorno stesso che Adamo ed Eva disubbidirono al comandamento di Dio, morirono spiritualmente, e la morte fisica entrò nel mondo.
Il giudizio per il peccato è la morte, che è la separazione da Dio.
Questa verità viene ripetuta altrove nella Bibbia, anche nel NT. Per esempio, leggiamo in Romani 6:23: "perché il salario del peccato è la morte..." (Romani 6:23 NRV)
Dobbiamo capire che il peccato, qualsiasi peccato, porta alla morte, la morte eterna, la separazione eterna da Dio, in un luogo di tormento eterno. Dio ci spiega nella Bibbia che il tormento sarà un tormento continuo, giorno e notte, nei secoli dei secoli.
In Marco 8, Gesù spiega che qualsiasi guadagno sulla terra è inutile, se poi una persona è destinata alla morte eterna, chiamata in quel caso: perdere la propria anima.

"E che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde l'anima sua?" (Marco 8:36 NRV)

La condanna per il peccato è la morte eterna, la separazione eterna da Dio. Questa condanna è più terribile di qualsiasi altra cosa. È molto importante meditare su questo fatto, per capire meglio quanto il peccato sia una cosa terribile per il Signore. Quanto dev'essere abominevole il peccato per Dio se la punizione per anche un solo peccato è il tormento eterno. O che Dio ci aiuti a capire meglio queste cose.
Il peccato è dunque veramente terribile, e separa l'uomo da Dio. La condanna che ne consegue è la morte, la separazione eterna da Dio. Essendo colpevole, l'uomo non può pagare la propria condanna. È impossibile per l'uomo salvarsi da sé.

La salvezza dal peccato

Sappiamo che Dio offre la salvezza all'uomo. Essendo giusto, Dio deve applicare la condanna del peccato. Perciò, per poter salvare l'uomo e allo stesso tempo mantenere la sua giustizia, Dio Padre mandò suo figlio Gesù Cristo a morire sulla croce, come sacrificio di sostituzione. Il sacrificio di Cristo soddisfò l'ira di Dio contro il peccato. Quando una persona si rende conto veramente della sua colpa davanti a Dio, e desidera la salvezza più di qualsiasi altra cosa, e sa di non poter mai meritare la salvezza, e pone tutta la sua fede nell'opera di Cristo sulla croce, allora, Dio applica il beneficio della morte di Cristo a quella persona, e così la persona passa dalla morte alla vita, e la sua condanna viene pagata. Diventa un figlio di Dio. Questa è la salvezza.

Il peccato e il credente

Abbiamo considerato brevemente quanto il peccato è abominevole agli occhi di Dio, e che la condanna del peccato è la morte spirituale, la separazione eterna da Dio.
Ora consideriamo il rapporto fra chi è già credente e il peccato. Cosa c'entra il peccato con noi, che ci chiamiamo figli di Dio?
Vorrei menzionare qualcosa che ci aiuterà a capire meglio la Bibbia. Molto spesso, la Bibbia parla di una persona nei termini che quella persona usa per se stessa. Perciò, ad esempio, se una persona si dichiara credente, la Bibbia la chiama credente. Ciò non vuol dire che lo è. Però, la Bibbia si rivolge alle persone in base a ciò che loro dichiarano di sé.
Allora, che cosa dichiara la Bibbia per quanto riguarda il peccato nella vita di coloro che si dichiarano figli di Dio?
Quanto grave è il peccato nella vita di un credente, o almeno, nella vita di chi dice di essere un credente?
Chiaramente, anche in questo caso, dobbiamo rivolgerci alla Bibbia per capire l'insegnamento di Dio al riguardo. Perciò, consideriamo brevemente Matteo 7:13-23.

"Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. "Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro son lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni. Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. Li riconoscerete dunque dai loro frutti. "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"" (Matteo 7:13-23 NRV)

Notiamo alcune delle verità principali in questo brano. Prima di tutto, notiamo che stretta è la porta e angusta è la via che porta alla vita eterna. Essere un figlio di Dio è un dono di Dio. Però, richiede una vita di combattimento contro la carne. Chi combatte, combatte nella forza di Dio. Però, deve combattere. Chi non combatte, dimostra di non appartenere a Dio. La PORTA è stretta, cioè, si diventa figlio di Dio passando per la porta stretta della fede in Gesù Cristo. Non ci sono altre porte.
Inoltre, la VIA è angusta, cioè, la vita di un figlio di Dio è una vita in cui bisogna lottare contro il peccato, contro la carne.
Gesù parla di falsi credenti in questo brano. Specificamente, falsi profeti, che non solo si dichiarano credenti, ma si presentano come insegnanti. Gesù dichiara che si riconosce un albero dal frutto che esso porta. Poi, Gesù dichiara che nel giorno di giudizio, ci saranno MOLTI che avranno dichiarato di essere credenti, ma che in realtà non lo erano. Leggiamo ancora il v.21. "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli".

La salvezza è per fede, non per opere. Però, il FRUTTO della vera salvezza è una vita di ubbidienza, significa FARE la volontà di Dio, e quindi, allontanarsi del peccato. Chi si dichiara credente, ma continua a fare la propria volontà, anziché la volontà di Dio, non ha il frutto della vera salvezza nella sua vita.
Gesù ripete questo insegnamento tante volte nei Vangeli. Per esempio, leggiamo Giovanni 14:21:
"Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Giovanni 14:21 NRV).

Qui, Gesù descrive chi sono quelli che Lo amano veramente. In vari casi, come questo, la Bibbia descrive la persona salvata come chi ama Dio. Quindi, Gesù sta descrivendo la vita di chi è veramente salvato. Notiamo quello che dichiara: "Chi HA i miei comandamenti e li OSSERVA, quello mi ama".
Un frutto che sarà presente in ogni vero credente sarà che la persona conoscerà e osserverà i comandamenti di Dio. Chi dice di amare Dio, ovvero, chi dice di essere salvato, però NON cammina in ubbidienza ai comandamenti di Dio, ovvero, continua a camminare nel peccato, inganna se stesso.
Notiamo alcuni altri versetti che dichiarano la stessa verità: "perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati." (Romani 2:13 NRV)

La vera fede porta all'ubbidienza. Se una persona si fida veramente del proprio medico, prenderà la medicina che il medico le dà. È facile dire di avere fede in Dio, ma è l'ubbidienza che dimostra la realtà della fede.
In Tito, leggiamo di alcuni che professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, perché continuano a peccare. Continuano a ribellarsi contro Dio. Leggiamo Tito 1:16: "Professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli, incapaci di qualsiasi opera buona." (Tito 1:16 NRV)
Se uno dice di conoscere Dio, ovvero, di essere salvato, ma non cammina in ubbidienza a Dio, il suo comportamento dimostra che in realtà, non conosce Dio, non è salvato.
Il libro di Giacomo è molto importante per capire bene questo insegnamento. Sarebbe utile leggere tutto il capitolo 1 e 2. Per ora, vi leggo soltanto alcuni versetti.
Prima, leggiamo Giacomo 1:22: "Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi." (Giacomo 1:22 NRV)

Chi ascolta la Parola di Dio, tramite la lettura o l'insegnamento, ma non la mette in pratica, ovvero, non si sottomette a Dio, lasciando un peccato nella sua vita, si illude, cioè, si autoinganna, immaginando di essere a posto con Dio, quando in realtà, è un ribelle. Non è il fatto di ascoltare la Bibbia che ci salva, è una questione di avere veramente fede in Dio, una fede vivente che produce ubbidienza. Siamo salvati per FEDE, e l'ubbidienza è un frutto necessario della vera fede.
Infatti, quando c'è una fede che NON produce opere, cioè, le opere di ubbidienza, quella fede è una fede MORTA, è una fede senza valore, che non può salvare. Giacomo dichiara questo in Giacomo 2:15,17,26:
"A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?" (Giacomo 2:14 NRV)
"Così è della fede; se non ha opere, è per sé stessa morta." (Giacomo 2:17 NRV)
"Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta." (Giacomo 2:26 NRV)

Le opere descritte qui sono opere di ubbidienza a Dio. Quindi, se una persona rifiuta di abbandonare un peccato, non ha il chiaro frutto di essere veramente salvato. Una fede che non porta all'ubbidienza a Dio è una fede morta, che non può salvare.
Anche la lettera di 1 Giovanni parla di questo in termini molto chiari. Ci sono tanti versetti che ne parlano, leggiamone solo alcuni.
"Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l'ha visto, né conosciuto. Figlioli, nessuno vi seduca. Chi pratica la giustizia è giusto, com'egli è giusto. Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo." (1 Giovanni 3:6-8 NRV)

Chi persiste nel peccato non ha mai veramente conosciuto Dio, cioè, non è salvato. La vera salvezza e il continuare nel peccato si escludono a vicenda.
Quindi, è estremamente importante capire che non è possibile per un vero credente persistere nel commettere un peccato. Se uno si dichiara credente, ma continua a persistere in un peccato è bugiardo. Giovanni spiega questo chiaramente nel capitolo 2.
"Da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: "Io l'ho conosciuto", e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che siamo in lui" (1 Giovanni 2:3-5 NRV).

O cari, se uno non osserva i comandamenti di Dio, è inutile dire di conoscere Dio, ovvero, di essere salvato. L'UNICA via per un vero credente è l'ubbidienza a Dio, perché la salvezza viene per la FEDE, e la vera fede produce UBBIDIENZA. Quando non c'è ubbidienza, non c'è la fede, e quando non c'è la fede, non c'è la salvezza.

Ubbidienza in quali campi

A questo punto dovremmo fermarci per considerare attentamente come applicare questo insegnamento alla nostra vita. Delle volte, è facile accettare un insegnamento al livello teorico, ma non arrivare a riconoscere la sua validità in senso pratico nella nostra vita.
Parlando di questo insegnamento, potrebbe essere facile essere d'accordo che un vero credente non deve più disubbidire ai comandamenti di Dio. Però, in pratica, potremmo avere un concetto dei comandamenti che riguarda solamente quelle cose che noi già non facciamo. Potremmo, come tanti non credenti, pensare maggiormente a quei peccati che non sono una tentazione per noi. Facendo così, potremmo sentirci a posto.
Però, agli occhi di Dio, ogni peccato, qualsiasi peccato è un abominazione. Perciò, il fatto di osservare i comandamenti di Dio riguarda ogni aspetto della nostra vita. Per esempio, Dio comanda ai mariti di amare le loro mogli come Cristo ama la chiesa, e quindi, di sacrificarsi per loro. Dio comanda alle mogli di essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa, come a Cristo. Quindi, se un marito non si impegna ad amare veramente sua moglie, senza inasprirsi contro di lei, non osserva la parola di Dio, e mette in grave dubbio il fatto di essere veramente salvato. Se una moglie rifiuta di essere sottomessa al suo marito in qualcosa, non in tutto, ma in qualsiasi campo, allora lei non osserva la parola di Dio, e mette in grave dubbio il fatto di essere salvata.
Se un figlio rifiuta di ubbidire ai suoi genitori, o rifiuta di agire con onore nei loro riguardi, non osserva i comandamenti di Dio.
Se qualcuno agisce con orgoglio, e con egoismo, e non si ravvede, non osserva i comandamenti di Dio.
Se non abbondiamo nel ringraziamento, non osserviamo i comandamenti di Dio.
Se non diamo a Dio le primizie dei nostri beni, non osserviamo i comandamenti di Dio.
Se non cerchiamo per primo il regno di Dio, ovvero, se abbiamo qualcosa che, al livello pratico, ci importa più del regno di Dio, non stiamo osservando i comandamenti di Dio.
Se una ragazza non è modesta nel suo modo di vestirsi, o se un uomo guarda un'altra donna con desiderio oltre a sua moglie, non sta osservando i comandamenti di Dio.
Potrei andare avanti, ma penso che il punto sia chiaro: l'insegnamento di osservare i comandamenti di Dio non riguarda solamente comandamenti contro i cosiddetti grandi peccati. TUTTI i comandamenti di Dio sono importanti. Ogni peccato, di qualsiasi tipo, è un'abominizione per Dio.
Quindi, è essenziale avere una vita i cui ci arrendiamo a Dio in OGNI CAMPO! Chi si impegna molto nell'opera di Dio, però, ignora un peccato, e quindi, non abbandona quel peccato, sia esso un peccato di atteggiamento, o di pensiero, di parola o di azione, quella persona potrebbe pensare di camminare bene, ma in realtà, il fatto che non si arrende a Dio in quella cosa mette in dubbio che sia veramente salvato.
O che Dio possa farci capire sempre di più quanto ogni peccato è una grave offesa a Dio. Può capitare che un vero credente cada nel peccato, ma non ci resterà, e non continuerà a peccare. Chi continua nel peccato dimostra di non appartenere a Dio.

Cosa fare quando pecchiamo

È importantissimo capire quanto il peccato è grave, e che chi continua a peccare volontariamente dimostra di non appartenere a Dio.
Però, lo scopo di questo insegnamento non è di farci dubbitare la nostra salvezza. È molto importante capire quanto il peccato sia grave. Però, dubitare della propria salvezza non risolve nulla. Invece, capire questo dovrebbe spingerci ad odiare e ad abbandonare ogni nostro peccato. Un vero credente non cammina nel peccato.
Però, dobbiamo capire che un vero credente può CADERE nel peccato. C'è una grande differenza fra cadere nel peccato e camminare nel peccato. Leggiamo ciò che ci insegna Dio su questo in 1 Giovanni 1:
"Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, com'egli è nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo." (1 Giovanni 1:6-2:2 NRV)

Questo brano è fondamentale per capire bene l'insegnamento di Dio per quanto riguarda i credenti e il peccato. Questo brano dichiara che chi cammina nelle tenebre, ovvero nel peccato, non ha comunione con Dio, in altre parole, non è salvato. Fratelli, non si può essere più chiari di così. È impossibile per un vero credente continuare a camminare in un peccato, qualunque esso sia.
Allo stesso tempo, il versetto 8 dichiara, parlando dei veri credenti, che se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi. In altre parole, finché siamo in questa carne, cadremo nel peccato. C'è una grande differenza fra cadere nel peccato e camminare nel peccato. Si cammina per scelta, decidi tu dove porre i tuoi piedi. Invece quando uno cade, non è per sua scelta. Cercava di rimanere in piedi, ma inciampa e cade. Comunque è sempre responsabile per aver peccato. Però, non è una condizione in cui vive. Teniamo questa distinzione bene in mente.
Quindi, questo brano ci insegna che sebbene un vero credente può cadere nel peccato, non camminerà nel peccato.
La domanda importantissima, a cui questo brano risponde è: che cosa dobbiamo fare quando cadiamo nel peccato? C'è solamente una risposta, la troviamo nel versetto 9. Se non avete già memorizzato questo versetto, voglio incoraggiarvi a memorizzarlo al più presto. Leggiamo il v. 9:
"Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità." (1 Giovanni 1:9 NRV)

O carissimi, la verità in questo versetto è fondamentale ed anche preziosa. Chi veramente appartiene a Dio odia il peccato, e non vuole peccare. Quindi, quando cade nel peccato vuole sapere come uscire. Vuole sapere come tornare ad essere puro. Questo versetto ci spiega la via che Dio ha provveduto.
Quando cadiamo nel peccato, dobbiamo confessarlo. Attenzione, non basta ammetterlo! C'è un'enorme differenza fra ammettere un peccato e confessarlo. Ammettere un peccato vuol dire riconoscere di averlo commesso, però senza accettarne la responsabilità. Un esempio di ammettere un peccato sarebbe se io parlo bruscamente, e poi mi scuso dicendo: "sì, riconosco di aver parlato bruscamente, però è accaduto perché ero molto nervoso." In questo caso, ho riconosciuto di aver parlato bruscamente, ma non ho riconosciuto la mia colpa, perché mi sono scusato dicendo che l'ho fatto perché ero nervoso. Basti pensare all'esempio di Adamo ed Eva.
Ogni qualvolta noi riconosciamo di aver commesso un certo peccato, però ci scusiamo trovando un motivo per cui abbiamo commesso quel peccato, che diventa un modo per scusarci, stiamo solo ammettendo il peccato, anziché confessarlo.
In contrasto, confessare un peccato vuol dire riconoscere di averlo commesso, e riconoscere palesemente di essere stati completamente responsabili della nostra azione. In altre parole, confessare un peccato vuol dire assumersene tutta la responsabilità. Vuol dire accettare tutta la colpa, riconoscendo che nessuna situazione o avvenimento ci ha forzato a peccare, ma che anzi è stata una scelta nostra.
Quindi, quando un vero credente cade nel peccato, ha bisogno di correre subito a Dio, per confessare il suo peccato, chiedendo perdono per mezzo del sacrificio che Gesù Cristo ha compiuto per noi sulla croce. Questa è la parte del credente. Finché uno cerca di scusarsi, spiegando che ha peccato a causa di questo o quell'altro motivo o situazione, non sta veramente confessando il suo peccato, sta solo ammettendo di aver peccato. Non c'è perdono per chi si limita ad ammettere il proprio peccato.
Invece, quando confessiamo veramente i nostri peccati, come dichiara il versetto, Dio è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati, e di più, ci purifica da ogni iniquità.
In base all'opera di Gesù Cristo sulla croce, quando confessiamo i nostri peccati Dio ci perdona completamente. Toglie via tutta la nostra colpa, ci lava dalla macchia con la quale siamo stati segnati dal peccato. Inoltre, Dio ci purifica da ogni iniquità. Opera in noi per santificarci e farci crescere.
Non posso dire abbastanza quanto è importante confessare subito ogni peccato a Dio. Chiaramente, confessare un peccato vuol dire abbandonare quel peccato. Finché uno sceglie di continuare a peccare, è ipocrisia confessare quel peccato. È una grande offesa a Dio confessare un peccato e allo stesso tempo non scegliere di abbandonare quel peccato.
Quindi, quando cadiamo nel peccato, dobbiamo riconoscere quanto il peccato è una grave offesa a Dio, dobbiamo abbandonare e confessare il nostro peccato a Dio.
E poi, che cosa dobbiamo fare? Qui, arriviamo ad un punto in cui tanti credenti sbagliano. La nostra parte è quella di confessare ogni peccato. La parte di Dio, e Dio è sempre fedele, è di perdonarci e purificarci. Tristemente, tanti credenti hanno difficoltà ad accettare il perdono di Dio. Anche dopo che sono stati perdonati, continuano a battersi il petto, per modo di dire, come se non fossero ancora perdonati. O cari amici, non offendiamo Dio così! Quando Dio dichiara di averci perdonato, prendiamolo in parola! Chi veramente confessa i suoi peccati a Dio può credere di tutto cuore di essere stato perdonato da Dio. Dio è fedele alla sua parola.
E quindi, quando abbiamo confessato un peccato, possiamo rallegrarci del perdono di Dio. Possiamo abbondare nel ringraziamento che per mezzo di Gesù Cristo, il nostro avvocato, abbiamo libero accesso al trono della grazia, per ottenere il perdono che ci serve.
Possiamo fare questo, e dobbiamo fare questo. Solo facendo così possiamo avere vittoria sui nostri peccati e conoscere la gioia della nostra salvezza!

Conclusione

Nel Salmo 51, Davide capiva bene la gravità del peccato, e sapeva a chi rivolgersi per ottenere vero perdono.
O che Dio ci aiuti a capire meglio quanto il peccato è terribile, e quanto è meraviglioso il perdono di Dio per mezzo di Cristo Gesù.

http://camcris.altervista.org/mdf_pecc.html

ODIARE IL MALE

Odiare il male
di Marco deFelice, tratto dal sito Aiutobiblico


Quanti tossicodipendenti conoscete che hanno più di 50 anni? Ce ne sono pochi, perché la maggior parte di loro non vivono così a lungo. L'eroina uccide. Ma prima di uccidere una persona, la rende schiava di una vita terribile. È molto raro che un tossicodipendente venga veramente liberato da questo terribile male.
Ho conosciuto personalmente vari tossicodipendenti. Diversi di loro sono stati in casa nostra, e ho parlato con altri per strada. Tutti odiavano la droga, per il male che faceva loro.
Allora, considerando gli effetti dell'eroina sulla vita delle persone, immaginiamo un tossicodipendente che viene completamente liberato dalla droga, ma che ha ancora due fratelli che sono schiavi di questo terribile padrone. Entrambi stanno morendo, pian piano, per gli effetti di questa crudele droga.
Che posizione avrà questo ex-tossicodipendente nei confronti dell'eroina? Se la sentirebbe di dire che la droga non è poi così male, e che ognuno dovrebbe essere libero di provarla qualche volta? Avrebbe piacere di stare in compagnia di persone che fanno ancora uso di droghe? Potrebbe esservi indifferente?
Chiaramente, un uomo che prima era prigioniero dell'eroina non potrebbe mai vederla come una cosa neutrale, ma anzi, la odierà profondamente. Egli conosce personalmente il male che fa, e vuole evitare ogni contatto con essa.

Questo è un paragone per noi, su come dovremmo considerare il nostro vecchio padrone: il male, cioè, il peccato. Infatti, una verità molto importante nella Bibbia è che dobbiamo odiare il male, ovvero, odiare il peccato:

Voi che amate il SIGNORE, odiate il male! Egli custodisce le anime dei suoi fedeli, li libera dalla mano degli empi. (Salmi 97:10)
Vogliamo considerare il comandamento di odiare il male.


Che cos'è il Male?

Prima di considerare come dovremmo odiare il male, dobbiamo capire cosa Dio intende con la parola male. Il male è qualsiasi cosa che non è conforme alla legge di Dio. Quindi, il male è qualsiasi peccato. Perciò, in questo contesto, dire male o dire peccato è la stessa cosa.
Il peccato ci allontana da ciò che è santo, quindi, ci allontana da Dio, e ci fa perdere le Sue benedizioni.

Quando pensiamo al male, solitamente pensiamo ai "grandi" peccati, alle cose più terribili che esistono nella società intorno a noi. In realtà, però, qualsiasi peccato è un male.
Ogni peccato ci allontana da Dio, ogni peccato ci danneggia. Qualsiasi peccato, di qualsiasi tipo, fa parte del Male. Ogni tipo di peccato: dall'omicidio alla menzogna, dall'adulterio alla fornicazione, dalla pigrizia all'egoismo, dalla mancanza di autocontrollo al rancore.

Per capire perché dobbiamo odiare il peccato, consideriamo gli effetti del peccato nelle vite delle persone.

1) Separa da Dio
La cosa peggiore che fa il peccato è separare la persona da Dio. Impedisce alla persona di venire a Dio per ricevere la salvezza. Ascoltiamo Giovanni 3, ricordando che Gesù è la luce.

19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio". (Giovanni 3:19-20 NRV)
Chiunque fa cose malvagie odia la luce, ovvero, odia Cristo. Spesso, non sembra così, perché è possibile essere molto religiosi, e nominare spesso il nome di Cristo. Però, finché una persona rimane attaccata al peccato, esso gli fa odiare Cristo, e perciò, gli fa evitare Cristo. Non è possibile avvicinarsi a Cristo e allo stesso tempo restare nel peccato.

2) Rende ciechi
Non solo il peccato porta una persona lontana da Dio, ma la rende cieca, impedendole di vedere la gloria di Dio, e impedendole di vedere il male che il peccato fa. Leggiamo 2 Corinzi 3,4:

3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio.
Satana usa il peccato per accecare le persone affinché non riconoscano la bellezza e la gloria di Cristo. Perciò, gli uomini non vanno in cerca della luce. Restano nelle tenebre. NOI eravamo in questa condizione!
In più, il peccato ci ha accecati dal poter vedere quanto il peccato ci danneggia, e come ci fa mancare le benedizioni di Dio.

Il peccato fa sì che il nostro cuore ci inganni. Ascoltiamo Geremia 17:9: Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?

In altre parole, l'uomo è ingannato dal proprio cuore a causa del peccato. Per natura, il nostro cuore ci inganna. Ci dice che tutto va bene, quando in realtà non va bene. Ci dichiara che il peccato non ci farà del male, quando in realtà ci porta lontano dal Signore e ci fa molto male.
Se ricordate il re Davide, nell'Antico Testamento, egli vide una bella donna farsi il bagno nella terrazza vicino al palazzo. Il suo cuore gli disse che poteva commettere adulterio con lei senza subire delle conseguenze. Invece, così facendo Davide si rese colpevole davanti a Dio, e quella donna rimase incinta. Poi, per nascondere il fatto, Davide fece morire il marito di lei. Dopo, come risultato di questi peccati, uno dei figli di Davide violentò la sorellastra. Poi, un altro figlio uccise quel fratello. Più tardi, questo secondo figlio si ribellò contro Davide, ed ebbe rapporti con le concubine di Davide, per mostrare disprezzo verso suo padre. Alla fine, questo figlio fu ucciso. Quando Davide fu tentato, il suo cuore, guidato dal peccato, gli disse che non ci sarebbero state conseguenze. Quanto ci inganna il cuore!
Quante volte anche i nostri cuori ci hanno ingannato, in modo che abbiamo fatto ciò che ci fa del male, e abbiamo perso tante benedizioni. Se non ci fosse stata l'opera di Dio per aprirci gli orecchi, se fossimo rimasti sotto l'influenza del male, non avremmo mai sentito la chiamata di Dio, e allora, non saremmo mai stati salvati!

3) Il peccato ci ha destinati alla morte eterna
Il peccato in noi ci rendeva ciechi, ci teneva schiavi, ci faceva perdere tutte le benedizioni più meravigliose di Dio. Però, ciò che è peggio in tutto questo, è che il peccato in noi ci ha fatti essere sotto la condanna di Dio, destinati all'ira di Dio per l'eternità.
Efesini 2 parla a persone che avevano già ricevuto il perdono e la nuova vita in Cristo Gesù. Leggiamo alcuni versetti, notando specificamente quale era la condizione di quelle persone prima della salvezza, e perciò, qual è lo stato attuale di tutti coloro che non hanno ricevuto il perdono per mezzo della fede in Cristo Gesù.

Efesini 2:1-3, 11,12
1 Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, 2 ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. 3 Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri.
11 Perciò, ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d'uomo, voi, dico, 12 ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo.
Notiamo bene questa verità. Per quanto il peccato può farci del male durante questa vita, infinitamente peggio è il fatto che il peccato ci porta alla separazione eterna da Dio. Ci mette sotto l'ira di Dio, ci deruba di ogni vera speranza.
Quindi, tutto il male che c'era nella nostra vita, e tutta la sofferenza eterna a cui eravamo destinati, erano il risultato del peccato che era in noi!

Quindi, il peccato ci ha separati da Dio, ci ha resi ciechi, e ci ha destinati all'eterna condanna.


Dio ci ha salvati dai nostri peccati

Finora, abbiamo parlato delle conseguenze del peccato nella vita della persona. Si tratta di una persona ancora senza Dio, una persona che vive ancora nel proprio peccato.
Dio ha mandato Cristo Gesù per salvare gli uomini dai loro peccati, e dalle conseguenze del peccato.
Nel Vangelo di Giovanni, Giovanni il Battista descrive ciò che Cristo avrebbe fatto:

"Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: 'Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!'" (Giovanni 1:29 NRV)
"Ma voi sapete che Egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in Lui non c'è peccato." (1 Giovanni 3:5 NRV)

Gesù Cristo è venuto per salvare DAL peccato, e dalle conseguenze del peccato. Senza Cristo, nessun uomo può liberarsi dal peccato con le proprie forze. Invece, chi viene a Cristo con tutto il cuore, tramite il ravvedimento e la fede, viene liberato dal peccato per mezzo della potenza di Dio.
Riguardo a noi che siamo stati salvati, eravamo peccatori, sotto condanna, destinati all'eternità senza Dio, ma Dio ci ha lavati, ci ha santificati, ci ha giustificati, nel nome del Signore Gesù Cristo, e mediante lo Spirito del nostro Dio. Che miracolo. Che opera meravigliosa, che salvezza.
Dobbiamo odiare il male.
Abbiamo già visto come dobbiamo vedere il peccato, ovvero il male, nel Salmo 97:

Voi che amate il SIGNORE, odiate il male! Egli custodisce le anime dei suoi fedeli, li libera dalla mano degli empi. (Salmi 97:10 NRV)
Voi che amate il SIGNORE, in altre parole, voi tutti che siete stati salvati per fede in Cristo Gesù, voi che amate il SIGNORE, odiate il male.
L'unico rapporto giusto che un vero credente può avere con il peccato è quello di ODIARE il peccato.
Non c'è spazio per una tregua con il peccato. Il peccato è in guerra contro di noi, per distruggerci, per allontanarci dalla via del Signore, per farci mancare tutte le meravigliose benedizioni di Dio. Non è possibile per un figlio di Dio fare compromessi con il peccato, perché il peccato ci fa solo del male. Chi fa il minimo compromesso con il peccato, sarà ferito dal peccato.
Immaginiamo di nuovo l'ex-tossicodipendente che ho descritto all'inizio. Come deve vedere la droga? Può fare qualche compromesso, senza subirne le conseguenze? Può prendere una dose ogni tanto, senza che la droga gli faccia del male? No, no, no! L'unica posizione che un ex-tossicodipendente può avere con la droga è quella di odiare la droga, totalmente.
Come colui che era sotto il potere della droga deve odiare la droga, così anche noi, che eravamo sotto il potere del peccato, dobbiamo odiare il peccato. Non esiste altra posizione.


Altri motivi per odiare il peccato

Abbiamo già considerato il male che il peccato ci ha fatto. Ci sono ancora tanti altri motivi per odiare il peccato. Consideriamone alcuni.

1) il peccato è stato la causa della sofferenza del nostro Salvatore, Gesù Cristo!
Quando un genitore vede il figlio che ama distrutto dalla droga, che posizione può avere verso la droga? Quel genitore può solo odiare la droga. Allora, quando siamo tentati, ricordiamo che il peccato, cioè, ogni peccato, è quello che ha mandato il NOSTRO Signore alla Croce. Allora, è giusto che odiamo il peccato, con tutto il nostro cuore.

2) il peccato sta portando i nostri cari al tormento eterno!
Come potremmo NON odiare il peccato, quando consideriamo che esso sta portando i nostri cari alla perdizione eterna! Tante persone che amiamo, ma che non sono salvate, sono sulla via della perdizione, e saranno tormentati giorno e notte per tutta l'eternità, a causa del loro peccato. Anche questo è un motivo per odiare il peccato!

3) il peccato è ancora attivo nella nostra vita, cerca di farci del male, e cerca di allontanarci dal nostro Signore e dalle sue benedizioni.
Anche se siamo stati salvati, il peccato è ancora attivo nella nostra vita, cerca l'occasione di farci del male, è in costante guerra contro di noi. Il peccato ancora in noi è il nostro grande nemico, e può farci ben più male di quanto possano farcene le persone. Dobbiamo imparare a riconoscere ogni peccato, e quando siamo tentati di giocare con esso, o di chiudere un occhio su qualche peccato, dovremmo ricordare che il peccato è il nostro nemico, e dobbiamo odiarlo.


Come si può odiare il peccato?

O cari, quanti motivi ci sono per odiare il peccato! Consideriamo ancora qualche versetto che ci aiuti a capire meglio come odiare il male, il peccato.

Salmo 34:14 Allontànati dal male e fa' il bene; cerca la pace e adoperati per essa.
Salmo 101:3 Non mi proporrò nessuna cosa malvagia; detesto il comportamento dei perversi; non mi lascerò contagiare.
Salmo 119:104 Mediante i tuoi precetti io divento intelligente; perciò detesto ogni doppiezza.
Salmo 119:163 Odio e detesto la menzogna, ma amo la tua legge.
Proverbi 8:13 Il timore del SIGNORE è odiare il male; io odio la superbia, l'arroganza, la via del male e la bocca perversa.
Romani 12:9 L'amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene.
Da questi versetti, possiamo comprendere cosa vuol dire odiare il Male. Odiare il male vuol dire evitare qualsiasi contatto con il male. Vuol dire, non sopportare il male, in ogni sua minima manifestazione. Odiare il male vuol dire non tollerare il peccato. Dovrebbe darci un terribile fastidio, come l'eroina dà fastidio all'ex-tossicodipendente.

Attenzione: quando parliamo di queste cose, l'applicazione principale non è il peccato negli altri. L'applicazione principale è il peccato in NOI!
Certamente, dobbiamo odiare il peccato negli altri. Però, il peccato negli altri non ci farà mai male quanto quello in noi.

Odiare il peccato vuol dire non sopportare alcun peccato nella nostra vita. È impossibile amare veramente Dio e seguire Dio e godere le benedizioni di Dio senza odiare ogni peccato nella nostra vita.
Al livello pratico dobbiamo riconoscere ogni nostro peccato come un male terribile.
Ciò comprende ogni tipo di peccato. Per esempio, dobbiamo odiare le bugie. Però, non solo le "grandi" bugie, ma anche le cosiddette "piccole" bugie, e anche il dire le cose in modo da far credere cose non vere, anche senza dire un bugia diretta. Questo comprende le esagerazioni, o il dire parole come "sempre", "mai", quando non è così. Gesù Cristo è la Verità, e Dio è il Dio della verità. Ogni bugia, di ogni tipo, ci allontana da Dio.

Odiare ogni peccato vuol dire odiare peccati grandi, come l'omicidio, il furto, la fornicazione e l'adulterio, e l'impurità in genere, ma non solo gli atti, ma anche nei pensieri e nel nostro modo di parlare.
Per esempio, Gesù ci spiega che secondo il metro di Dio, odiare è come uccidere. Rubare non è solo la rapina in banca, ma anche lavorare meno quando il datore di lavoro non è presente, o portare via una penna o altro oggetto dall'ufficio, non pagare l'IVA, ecc. Dobbiamo odiare ogni forma di peccato. La fornicazione non consiste solo negli atti sessuali, ma per una donna, è anche il vestirsi in modo da essere desiderata, e per un uomo, guardare una donna con desiderio.

Dio ci comanda di avere autocontrollo. Perciò, non avere autocontrollo è un peccato. Per esempio, è un peccato essere golosi, e quindi, dobbiamo mangiare con moderazione. Dobbiamo curare i nostri corpi, e non seguire i desideri della carne. Leggiamo 1 Corinzi 6:19,20 che dichiara: Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

Ci è comandato di glorificare Dio nel nostro corpo. Dio ci ricorda che non apparteniamo a noi stessi. Allora, il nostro corpo non appartiene a noi. Non lasciamoci cadere nel peccato di prestare il nostro corpo a qualche peccato. Dobbiamo odiare, non solo avere dispiacere, ma odiare, qualsiasi peccato contro il nostro corpo, perché il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo.
Ci sono tanti peccati che riguardano il nostro modo di parlare. Per esempio, è un grave peccato lamentarsi o mormorare:

1 Corinzi 10:10 Non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore.
Filippesi 2:14 Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute.
Il lamentarsi e il mormorare sono peccati che hanno mandato Cristo alla croce, e mandano tante persone alla perdizione eterna.
È importante odiare i peccati come l'invidia, e l'ira, e l'egoismo, e la pigrizia. Dobbiamo odiare questi peccati, per il male che fanno.
Ci sono tanti altri tipi di peccati, ma il punto principale è questo: quando riconosciamo un peccato nella nostra vita, non dobbiamo mai scusarci soltanto. Non dobbiamo mai limitarci a spiegare che siamo fatti così. Dobbiamo riconoscerlo come peccato, e dobbiamo odiare quel peccato. Solo odiando il peccato possiamo amare Dio.
Però, voglio dirvi subito che è difficile odiare il peccato. Siamo cresciuto nel peccato, siamo circondati dal peccato, e siamo ancora molto tentati dal peccato. Il peccato può essere difficile da odiare, perché è così comune, così normale intorno a noi.

Allora, per odiare il peccato, abbiamo bisogno di un'intima, costante comunione con Cristo. Una costante e intima comunione con Cristo, ci permetterà di odiare il male, e di amare Dio.
Quando viviamo in stretta comunione con Cristo, allora, cominciamo a vedere quanto il peccato è terribile. Se non camminiamo stretti a Cristo, allora, il peccato non ci sembrerà così terribile. Comincerà ad ingannarci. O che possiamo ricordare, e riconoscere, quanto il peccato è terribile! O che possiamo ricordare quanto male il peccato ha fatto a noi nel passato, e quanto male cerca ancora di farci. O che possiamo ricordare quanto male il peccato fa ai nostri cari. O che possiamo ricordare quanto male il peccato ha fatto al nostro Signore, Gesù Cristo. O che possiamo ricordare tutto questo per poter veramente odiare il nostro peccato.


Conclusione

NON odiare il proprio peccato è un invito al disastro nella propria vita. Ogni volta che non odiamo il peccato, ci esponiamo a delle conseguenze tristi, e terribili, e avremo un grande rimpianto. Il peccato è da odiare, ma soprattutto dobbiamo odiare il peccato che è in noi.
Ascolta: Se non vuoi una vita felice, se non vuoi la pace del Signore, se non vuoi onorare Dio, e perciò, se non vuoi la certezza di appartenere a Dio, NON odiare il peccato. Lascia il peccato in te, trova delle scuse, rifiuta di riconoscerlo come peccato.

Se invece vuoi una vita veramente felice; se vuoi vivere, e quando sarà il momento morire, avendo pace nel tuo cuore, se vuoi godere le meravigliose benedizioni del Signore, allora, odia il male! Se veramente ami il tuo Signore, Colui che si è sacrificato per te, allora, odia il male! Se vuoi onorare il tuo Signore, allora, devi odiare il male.


http://camcris.altervista.org/mdf_odiaremale.html

UN ALTRO VANGELO SIA ANATEMA !

UN ALTRO VANGELO SIA ANATEMA

Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo.

In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.

Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!

L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini?

Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! ( Gal. 1,6-10)

Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio.

Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.

Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre.

E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. ( 1Gv. 2,21-25)

Il cristiano deve rifiutare tutte le eresie e le opere blasfeme contro Gesù; vangeli apocrifi, vangeli gnostici, sette eretiche, teologie eretiche,

pitture e sculture oscene, romanzi, canzoni, libri, fumetti, films e opere teatrali non conformi al Vangelo.



SIA ANATEMA !
Tutti dovremo un giorno comparire davanti al vero Signore Gesù Cristo,
non davanti a quello partorito dall’immaginazione e dalla fantasia di uomini

atei, agnostici, eretici e blasfemi, ma al Giudice di tutta la terra.


Il nostro destino eterno dipende dal rapporto che avremo avuto con Lui:
"Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi invece rifiuta di credere
al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di
lui" (Giovanni 3:36).

http://groups.google.com:80/group/centro-anti-blasfemia/pendmsg?hl=it

CONDIZIONI PER SEGUIRE GESU'

CONDIZIONI PER SEGUIRE GESU'
Vangelo di San Matteo: 16, 24-17, 13
16[24]Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. [25]Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. [26]Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? [27]Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. [28]In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno».

17[1]Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. [2]E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. [3]Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. [4]Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». [5]Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». [6]All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. [7]Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». [8]Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

[9]E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

[10]Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». [11]Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. [12]Ma io vi dico: Elia è gia venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». [13]Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

http://www.maranatha.it/Bibbia/5-VangeliAtti/47-MatteoPage.htm

La suora "eretica" e la prostituta

24/10/2008 - IL VECCHIO CRONISTA

La suora "eretica" e la prostituta



IGOR MAN

Madre Teresa (1912-1997), l’abbé Pierre (1912-2007), suor Emmanuelle (1908-2008): i grandi vecchi di Dio se ne vanno. Ognuno di loro è morto come sperava. Madre Teresa di Calcutta in fuga dai funerali di Stato, la minuscola bara passata di mano in mano sino al tempio della Dea Kalì dove i suoi amici indiani avevano ritagliato uno spazio per lei; l’abbé Pierre che dice ai confratelli di non accendere la luce perché «sta arrivando Gesù»; suor Emmanuelle svanita dormendo all’alba dello scorso ottobre, diceva di non temere la morte ma il «prima» (l’agonia) e ogni notte, addormentandosi, «Signore, prendimi nel sonno», pregava. Il Vecchio Cronista ha avuto la ventura di passare una bella serata con lei. Accadde a Palermo nel settembre 2002, dopo la preghiera interreligiosa guidata dalla Comunità (laica) di Sant’Egidio. Nella corte cardinalizia avevano preparato un buon pranzo, Angela ci piazzò al tavolo di suor Emmanuelle. Ogni tanto lei rimaneva con la forchetta a mezz’aria: «Questo buon boccone - bisbigliava,- piacerebbe a Labib, sì a Labib Adli». E chi è Labib? «È l’egiziano che mi ha fatto scoprire gli zabbalín, gli straccivendoli. È lui che mi ha portato a Ezbet el-Nakhl».

In quel luogo non luogo infame dove underdogs in sembianze umane selezionano e riciclano l’immondizia del Cairo, la suora trova «il posto giusto». Per pregare. Nella sua baraccopoli la ragazza-bene che s’è fatta monaca mettendo in crisi l’intera sua famiglia, lei, suor Madeleine Cinquin detta Emmanuelle, arrangia un alloggio saccheggiato dai topi e da tre maiali, col bagno pubblico dietro un cumulo di sterco e monnezza. In quel tempo ha 62 anni, spera di mettere un po’ d’ordine nel letamaio abitato da centomila disgraziati. In quel luogo-non-luogo coabitano islamici cristiani copti, pochi cattolici. Contro le autorità religiose, la suora si ostina a rimanere «a casa mia», come dice. E giorno dopo giorno diventa «una di loro» adoperandosi per dare a chi non ha quel che desidera: il campo di calcio, la scuola, la dignità del lavoro. Ad adottarla sono in primis le donne che grazie a lei scoprono la dignità. Ma se gli straccivendoli alla fine l’adottano, il rapporto con le autorità religiose rimane difficile: c’è chi l’accusa d’essere «eretica», persino. In fatto suor Emmanuelle è una credente atipica: proclama di rinunciare al proselitismo, nega, fortemente nega che fosse necessario crocefiggere Gesù. E lo scrive ai superiori. «Mi infastidisce - afferma -, l’idea ch’era necessario che Gesù morisse affinché suo padre ci perdonasse. Ma come: Dio ch’è amore senza confini avrebbe avuto bisogno di sacrificare il suo stesso figlio per rimediare ai nostri peccati? Dio coinvolto nell’assassinio di suo figlio, lui che perdona settanta volte sette, vale a dire sempre? Cristo non è morto per far piacere a suo padre, tuttavia non significa ch’egli non sia morto per noi. Sì, è morto per noi perché si è fatto uno di noi. Ha accettato, per rivelarci ch’era Dio, di morire come noi». Ed è interessante che per dar nerbo al suo discorso, la suora degli straccivendoli citi l’allora cardinale Ratzinger: «Alcuni testi di devozione sembrano suggerire che la giustizia inesorabile abbia preteso un sacrificio umano, il sacrificio del suo stesso figlio. Questa immagine è tanto diffusa quanto fallace» (J. Ratzinger, Foi chrétienne hier et aujourd’hui, Mame 1976).

Congedandoci, chiesi alla suora quale fosse il ricordo suo più bello. «Nel ferragosto del 1967 il caldo si mangiava i polmoni. Avevo sete ma la mia borraccia era sparita. La mia vicina, L., professione meretrice, alzò la stuoia che le faceva da giaciglio e divise con me l’acqua che aveva nascosta. La bevemmo tutta. Insieme». La suora e la prostituta, lodando San Francesco.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5157&ID_sezione=&sezione=

ANATEMA CONTRO IL ROMANZO BLASFEMO IL VANGELO SECONDO PILATO

CENTRO ANTI-BLASFEMIA
IL VANGELO SECONDO SCHMITT

SIA ANATEMA !
Tutti dovremo un giorno comparire davanti al vero Signore Gesù Cristo,
non davanti a quello partorito dall’immaginazione di Eric-Emmanuel Schmitt

ma al Giudice di tutta la terra.


Il nostro destino eterno dipende dal rapporto che avremo avuto con Lui:
"Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi invece rifiuta di credere
al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di
lui" (Giovanni 3:36).

Non abbiamo bisogno di romanzi inutili, fantasiosi e blasfemi su Gesù, ma solo il Vangelo è verità salvifica!
San Paolo ci ha avvertiti; Lettera a Galati: 1,8-9
Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un
vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!
[9]L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un
vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
N.B. Sia Anatema corrisponde, sia maletto e vada all'inferno !

http://groups.google.com:80/group/centro-anti-blasfemia/pendmsg?hl=it

I PAOLINI PUBBLICANO E VENDONO IL ROMANZO BLASFEMO IL VANGELO SECONDO PILATO

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

IL VANGELO SECONDO PILATO DI ERIC EMMANUEL SCHMITT
UN ROMANZO FALSO E BLASFEMO CONTRO GESU'

I PAOLINI STAMPANO E VENDONO QUESTO ROMANZO BLASFEMO
Dettagli del libro
Titolo: Il vangelo secondo Pilato
Autore: Schmitt Eric-Emmanuel
Editore: San Paolo Edizioni
Data di Pubblicazione: 2002
Collana: Le vele

Pagine: 240

ECCO UN RIASSUNTO DEL ROMANZO BLASFEMO

Molto è copiato da Katzanzakis e Saramago

********************************************

Sulla collina degli Ulivi, qualche ora prima del suo arresto, Gesù si domanda come ha fatto ad arrivare a questa notte fatale.

È davvero lui il Messia? La Galilea pullulava di falsi Messia e Gesù,

“Confessioni di un condannato a morte la sera del suo arresto”:
così inizia la prima parte di questo avvincente romanzo,
con Gesù stesso che ripercorre le tappe che lo hanno condotto al culmine tenebroso del Getsemani.
Quindi la scena si apre sulla collina degli Ulivi, quando poche ore prima del suo arresto Gesù ripercorre le tappe della sua vita.
E’ Gesù stesso all’inizio della rappresentazione che da uomo si interroga e dubita sulla sua natura divina,
che ha paura: «Tra qualche ora - dice - si saprà se sono davvero il Figlio di Dio o se ero solo un pazzo. Uno di più. Uno dei tanti».

Schmitt costruisce un Gesù umano che non sa chi sia e si chiede di continuo: " Chi sono? "
Un Gesù che ripensando alla sua missione perfino crede d'essere pazzo.

Il Gesu' di Schmitt non sa se ha trovato Dio o è Satana ad ingannarlo!

Un Gesù che per affrontare la morte non avendo fede in Dio, decide di credere in se stesso, nel suo inconscio.

Fra i discepoli, Giuda soltanto crede ciecamente che Gesù sia il Messia,

per questo è l’unico cui Gesù possa chiedere di tradirlo per salvare la comunità dal linciaggio.

Schmitt ribalta il ruolo del traditore di Cristo (versione avvallata recentemente dalla traduzione del cosiddetto Vangelo di Giuda),

ma non solo, ecco i discepoli sono pronti a tornare belando alle loro vite dopo la morte del loro Maestro,

una Salomè-Lolita cui (scandalo!) per prima appare il Cristo risorto, un Giuseppe d’Arimatea invidioso e pieno di rancore.

*************************************

Nella seconda parte della rappresentazione invece si apre l’indagine di Pilato,
che deve capire come sia scomparso il corpo di Gesù. Per evitare che il presunto furto del cadavere sia strumentalizzato politicamente contro Roma.
Pilato cerca di ritrovare il corpo, prima che sorgano leggende pericolose sulla presunta risurrezione.
Pilato che sembra rappresentare l’Occidente contemporaneo: arroccato nella testarda difesa della razionalità greco-romana,
resa ottusa dalla presunzione di voler spiegare tutto e di tracciare col suo righello i confini fra Bene e Male.

Ma Gesù riappare vivo: e più Pilato cerca di combattere razionalmente i dubbi suscitati da questa situazione più l’enigma lascia posto al mistero.

«Nel caso Gesù - dice Pilato - ho tentato di difendere la mia ragione, salvarla a tutti i costi dal mistero. Non ci sono riuscito, ammetto che esiste qualcosa di incomprensibile».
E’ con queste parole che Schmitt lancia il messaggio che sottende a tutta la rappresentazione
e in pratica emerge attraverso tutte le figure in scena: dubitare e credere sono la stessa cosa.

Il finale con la fuga di Claudia Procula, moglie di Pilato, verso l’appuntamento in Galilea.

http://groups.google.com:80/group/centro-anti-blasfemia/pendmsg?hl=it